La prima notizia documentale attualmente in nostro possesso sulla comunità di S. Zenone di Boara (Polesine dalla seconda metà del XVI sec.) risale al 7 giugno 1287. Essa è contenuta negli atti del vescovo adriese Bonagiunta (1286-1300) così come riportati nel Cathalogum Episcopatus Adriae (A. Zambon, Inventario dei beni della diocesi di Adria, tesi di laurea, a.a.1985/86, fac. lettere e filosofia dell’Università di Padova). Da questi emerge che Boara era una comunità già strutturata, l’abitato era sparso a cavallo dell’Adige, con maggiore densità in destra fiume ed aveva una chiesa, adossata alle riva dell’Adige, e dedicata a San Zenone, vescovo e protettore dalle inondazioni delle acque del fiume. L’antica chiesa, pur essendo dotata di fonte battesimale (A. Gabrieli, Comunità e chiese della diocesi di Adria-Rovigo, 1993), dipendeva dalla chiesa di S. Stefano papa di Rovigo, oggi concattedrale della diocesi. Le frequenti esondazioni del fiume avevano ridotto ad uno stato di fatiscenza e abbandono quel primitivo edificio di culto, tant’è che nessun prete vi poteva (o voleva) svolgere il suo ministero. Lo stato di cose rilevato nel giugno del 1287 dal vescovo Bonagiunta indussero l’allora sindaco di Boara, Bartolomeo Munaro, e l’arciprete di S. Stefano papa, Aldovrandino, a chiede al vescovo diocesano il giuspatronato sulla chiesa di S. Zeno di Boara, diritto che fu concesso nel 1288. Il giuspatronato era di tipo misto perchè spettava in parte alla comunità di Boara ed in parte all’arciprete di S. Stefano papa. Il giuspatronato mantenne tali caratteristiche fino alla visita pastorale del vescovo Canano, il 29 settembre 1564. In quella occasione, infatti, il nobile padovano Zacco degli Zacchi -fra il malcontento e la contestazione popolare- asseriva di avere ottenuto il diritto sulla chiesa di S. Zenone per Breve Apostolico fin dal 15 giugno 1562. La famiglia Zacco manterrà il giuspatronato sulla chiesa per quasi tre secoli, in quanto fu esercitato per l’ultima volta nel 1841 in occasione della Presentatio dell’arciprete don Giovanni Andreotti. In origine il territorio della parrocchia era assai vasto perchè, come visto, questa estendeva la sua giurisdizione tanto in destra quanto in sinistra Adige, come risulta, fra l’altro, pure dagli Statuti Comunali di Rovigo del 1384 (A. Nicolio, Historia dell’origine et antichità di Rovigo, 1578). Tali caratteristiche territoriali furono destinate a subire variazioni a seguito dell’acquisto fatto il 12 agosto 1468 da Giovanni e Francesco Pisani. Questi, esponenti di una delle più ricche e potenti famiglie della nobiltà veneziana del tempo, acquistarono all’asta dalla Serenissima, per la valuta di 50 zecchini, le valli in sinistra Adige. L’ampia porzione di territorio a nord del fiume divenne proprietà dei Pisani i quali non tardarono ad affermare la loro titolarità mediante la costruzione di imponenti corti rurali e di un primitivo oratorio, così da evitare ai propri lavoranti di dover attraversare l’Adige, per mezzo di un passo, ogni qualvolta dovessero partecipare alle cerimonie religiose. L’oratorio dei Pisani, dedicato a S. M. della Neve, fu dato in giurisdizione al vescovo di Padova e nel 1563 elevato a parrocchia. Solo dopo tali avvenimenti si può parlare di una Boara Polesine e di una Boara Padovana o Pisani. Il territorio della parrocchia nel corso dei secoli subì ulteriori ridimensionamenti: l’ultimo nel 1939 quando la parte ovest, oltre la linea ferroviaria Padova-Bologna, chiamata Granzette, fu staccata da Boara Polesine e, successivamente, elevata a parrocchia autonoma col titolo di S. Pierto apostolo in Granzette. L’attuale chiesa arcipretale di S. Zenone fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo. Prima di tale periodo la parrocchia utilizzava una precedente chiesa, di origine duecentesca e più volte rimaneggiata nei secoli. Quella chiesa, secondo quanto asserito da Nascimbene Zenato, Bragio Patrian, Consalvo Barucio e Paolo Borgato in occasione della visita pastorale svolta dal vicario Perotto nel 1604, in antico fu costruita dalla popolazione locale e una volta dotata di campi di valore, ampliata. Quell’edificio di culto, costruito sull’argine del fiume, in area demaniale e con orientamento est-ovest, fu sostituito nel corso del XVIII sec.. Infatti, il 24 giugno 1763 fu posta la prima pietra della nuova chiesa, ad opera dell’arciprete don Sebastiano Bisatti. L’inaugurazione fu fatta il 30 novembre 1769 dal vescovo di Adria mons. Speroni, mentre era arciprete don Antonio Baroni. La consacrazione, sempre ad opera dello Speroni, fu fatta il 23 settembre 1792. Il campanile fu innalzato nel 1776. La chiesa, con orientamento sud-nord, pur presentando linee estremamente semplici risulta nel complesso armoniosa. Al suo interno conserva una pregevole quadratura absidale, a trompe-l’oeil, di autore ignoto (Massimino Baseggio?), al centro della quale è collocata una bella pala, opera del pittore polesano Mattia Bortoloni, raffigurante la Vergine della Cintura fra i santi Zenone ed Agostino, originariamente pensata per la vecchia chiesa. Sempre dal precedente edificio di culto furono trasportati la statua della Madonna col Bambino, opera di tutto rilievo di uno dei maggiori artisti veneti dell’epoca, Antonio Bonazza, scolpita per la chiesa di Boara nel 1745, e due altari collocati rispettivamente nelle prime due cappelle di destra (altare della Circoncisione, dal 1844 di S. Zeno) e di sinistra (altare di S. Eurosia). Di sicuro interesse è pure la Via Crucis, una bella stampa settecentesca veneziana uscita dalla celebre bottega di J. Wagner, e l’organo, un Callido del 1780. L’altare di S. Antonio da Padova (secondo a sinistra) e quello della Madonna (secondo a destra) come pure il bel ciborio dell’altare del Santissimo furono acquistati a Venezia e collocati in chiesa nel 1816. Nell’ultima guerra (1940-1945) il paese subì lutti e distruzioni a seguito dei numerosi bombardamenti aerei portati contro i ponti sull’Adige. Anche la chiesa rimase gravemente danneggiata. Terminato il conflitto prese avvio un imponente lavoro di restauro del tempio che comprendeva, fra l’altro, la parziale demolizione e ricostruzione della facciata, pericolosamente inclinata su un fianco. Riparati i gravi danni riportati, nel 1951 veniva decorata la ricostruita cappella del battistero con una gustosa tempera del pittore friulano Teodoro Licini, raffigurante il Battesimo del Cristo. All’interno della cappella continua ad essere conservato il Fonte del 1680.

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